Vitamine e Integratori

La svolta naturale alla scuola della natura ∙ Vitamine: storia di un nome azimierz Funk, (1884 –1967), biochimico polacco, è univer- salmente considerato padre del termine “vitamine”, coniato nel 1912 dopo l’identificazione di una sostanza capace di curare la patologia nota come beri-beri (parola di origine malese), diffusa in Estremo Oriente, che si manifestava con grave
polineurite, accompagnata spesso da edemi e da insufficienza cardiaca,la cui origine dipendeva da una dieta incentrata quasi esclusivamente sul riso brillato, tipica delle popolazioni più povere di quelle zone. Funk scoprì che questa sostanza, una “amina” oggi nota come tiamina, era in grado di curare molto rapidamente i malati, e per questo la chiamò “amina della vita” (o “Vitamina B”, per la sua efficacia nel trattamento del beri-beri). Il battesimo del termine era avvenuto e, nonostante in seguito si comprendesse che sostanze “vitaminiche” (cioè indispensabili per l’organismo, da assumere dall’esterno non potendo essere sintetizzate) non necessariamente presentassero gruppi aminici nella loro struttura, il termine “vitamine” fu mantenuto nella classificazione internazionale, seriandole in base alle lettere dell’alfabeto, con una differenza sostanziale la nomenclatura si basò sull’ordine cronologico di scoperta e non sull’iniziale delle patologie con esse trattabili. Alla prima, successivamente identificata, fu così assegnato il termine di Vitamina A (o retinolo), isolata nel 1913 nel tuorlo d’uovo e nel burro da E. V. Mc Collum e M. Davis), dando ori- gine alla lunga serie che attualmente conosciamo. La storia di queste importantissime sostanze viene in realtà da molto più lontano: i medici dell’antico Egitto, ad esempio, curavano i problemi della cecità notturna facendo mangiare fegato ai pazienti (e oggi conosciamo bene il ruolo della Vitamina A, presente nel fegato), Plinio consigliava, per rinvigorire il corpo, l’utilizzo del crescione (Nasturium officinale, che oggi sappiamo essere una importante fonte di Vitamina A). Nel 1747, il medico scozzese James Lind scoprì che i limoni potevano prevenire e lo scorbuto, la malattia dei marinai, costretti a lunghi viaggi senza assumere ve – getali freschi, una collagenopatia che, com – portando difficile guarigione delle ferite, sanguinamento gengivale e svariati problemi organici, poteva risultare anche mortale: basti pensare che la famosa circumnavigazione della Terra da parte di Ferdinando Magellano, nel 1520, si era conclusa con la morte di oltre l’80% dell’equipaggio, con grande probabilità proprio a causa dello scorbuto che, si diceva nell’ambiente, portava i marinai a morire più dei naufragi. Oggi sappiamo perfettamente che la Vitamina C, presente negli agrumi, e nei vegetali freschi in genere, è essenziale per la sintesi del col – lagene e per l’integrità di tessuto connettivo,
risultando fondamentale non solo per la guarigione di ustioni e ferite: la sua carenza provoca infatti emorragie, perdita di peso, dolori articolari e muscolari, oltre ad una situazione generale di grave indebolimento e apatia.

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